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lunedì 20 ottobre 2008

La Bella di Notte


La bella di notte è il fiore a cui fa riferimento Giovanni Pascoli nel suo “Gelsomino Notturno” : «E s'aprono i fiori notturni, nell'ora che penso a' miei cari…dai calici aperti si esala l'odore di fragole rosse».
Legata a questo piccolo fiore troviamo una dolce e triste leggenda.

Si perde nella notte dei tempi la leggenda del fiore più bello.Il fiore che allieta le notti di tutti gli uomini insonni perché li attende sveglio d’estate quando non riescono a prendere sonno: le belle di notte.
Una notte, tanto tempo fa, un pianto lungo e sommesso si aggiungeva ai rumori dell’oscurità. Questo pianto si ripeté a lungo, finché la Luna decise di trovarne la fonte. A lungo girò intorno a tutto il pianeta e, quando aveva ormai perso del tutto le speranze, lo scorse.
Un piccolo punto luminoso: era da lì che proveniva. La Luna scese dal suo cocchio e si avvicinò.
Accanto ad un pozzo, ai margini del bosco, era seduta una lucciola. «Chi sei tu? E perché rattristi con il tuo pianto tutte le mie stelle?» chiese la Luna. La lucciola spaventata alzò gli occhi e rimase stupita nel vedere il suo interlocutore.Allora disse: «Deve scusarmi, signora Luna, non volevo mettere tristezza alle sue stelle! Io sono Lumil, il principe delle lucciole!»
«Perché piangi principe Lumil?» chiese la luna.
«Si avvicina la primavera e il mio popolo comincerà a vagare per i prati e i giardini per illuminare le calde notti ma noi non troveremo nessuna corolla dischiusa ad attenderci. Ci sarà solo tanto verde!»
«E qual è il problema? Il tuo popolo, da quando è stato creato, è sempre stato il popolo della notte! Voi avete un ruolo importante: dovete illuminare, come me e le stelle, le notti degli alberi».
«E questo compito ci onora! Ma vede signora Luna, c’è un sogno che ogni lucciola ha da quando nasce: io questo sogno lo faccio da sempre!»«E qual è questo sogno?»
«Uscire dalla nostra casa, volare in un prato e trovare, almeno per una volta, un fiore che ci attenda e poterci posare sui suoi petali! Ma è un sogno, e solo un sogno rimarrà. Buona notte signora Luna e mi perdoni se l’ho disturbata».
E così dicendo Lumil volò via. La Luna ritornò in cielo, ma non riusciva a smettere di pensare al principe e al sogno delle lucciole.
Le notti passavano e il pianto di Lumil le riempiva, ma all’improvviso cessò.Sirio, una delle stelle, andò dalla luna e le disse:
«Mamma ascolta!»
E la invitò a tendere l’orecchio.
«Cosa devo ascoltare?» chiese la Luna.
«Il principe triste! Questa notte il suo pianto non si sente» rispose Sirio.«È vero! esclamò la Luna. Non odo il suo lamento!»
«E se gli fosse accaduto qualcosa? - aggiunse Sirio molto preoccupata - ti prego mamma va a vedere!»
E cosi fu. La Luna salì sul suo cocchio e andò in cerca del pozzo presso il quale aveva incontrato Lumil per la prima volta. Quando lo ebbe trovato, si fermò e si avvicinò. Ferme, vicino al pozzo, trovò tante lucciole e ad una di loro chiese:
«Cosa accade?»
La risposta la rattristò.
«Il nostro principe si è ammalato. Era molto triste perché sapeva che i suoi giorni stavano finendo e che non sarebbe mai riuscito a realizzare il sogno del suo popolo. Il dispiacere lo ha consumato.»
La Luna rimase lì ferma ad aspettare di poter vedere il principe Lumil. Quando la scorse il principe le disse: «Signora Luna, come mai è ritornata? Io non ho pianto questa notte!»
«Ero preoccupata per te ragazzo mio e volevo assicurarmi che tu stessi bene!» Rispose la Luna dolcemente.
«Non deve preoccuparsi per me. Il mio tempo ormai è finito. Raggiungerò i miei antenati con un unico rimpianto: non aver potuto realizzare il sogno del mio popolo. Spero che il prossimo principe ci riesca!»
Le forze lo stavano abbandonando. Tutto il suo popolo era preso da grande tristezza.L’amore che le lucciole dimostravano al loro principe e la dolcezza di Lumil colpirono al cuore la Luna.
«Lumil la tua luce si spegnerà presto, questo io non posso evitarlo, ma andrai via sapendo di aver realizzato il sogno del tuo popolo. Guarda»
La Luna si strappò una ciglia, la prese tra le mani e la posò in terra di fianco a Lumil.Come d’incanto dalla terra cominciarono a spuntare foglie. Le foglie presero a germogliare, una gemma si schiuse e fece capolino un bel fiore giallo e fucsia.«Ecco Lumil! Questo sarà il fiore delle lucciole per sempre e si chiamerà come te: Lumil, che nella lingua delle lucciole significa colui che rende bella la notte!»
Lumil pianse di gioia e disse: «Grazie o luminosa Luna, sarà bella di notte per il mio popolo!»E con tutta la forza che gli rimaneva, accese la sua lucina e volò sul fiore. Lì si spense felice.
Da quella notte, tante volte la Luna si è levata in cielo, ma ancora oggi quando, nelle notti d’estate guarda i prati, sorride.
Ogni notte le lucciole raggiungono le belle di notte che si schiudono solo per loro. Tra di esse la più bella non permette a nessuno di sedersi sui suoi petali e d’illuminarla: è la pianta nata vicino al pozzo.
È la pianta di Lumil.

Foto di godzillantephotochopper
Licenza Creative Commons
http://www.flickr.com/photos/godzillante/




venerdì 3 ottobre 2008

Trick or Treat?: Esposizione collettiva di illustrazione per favole e toys

Sede: Zenzero cafè-wine bar
via Arno 75 – Roma (Parioli)
tel. 06 64781866

Apertura: dal 24 ott al 07 nov 2008
Inaugurazione con aperitivo e buffet
24 ottobre ore 19.30
FREE BUFFET (bevande escluse)

Orari: Lun – Ven, 8.00 – 20.00
Sabato 9.30 – 16.30

Inaugura venerdì 24 Ottobre la mostra collettiva dal titolo “Trick or Treat?” che sarà allestita nel cafè-wine bar “Zenzero” nel cuore del quartiere Parioli, con aperitivo a partire dalle 19.30. E’ la prima di una serie di quattro esposizioni – di arte e fotografia - che d-mood organizzerà nel wine bar fino a Dicembre.

LA MOSTRA
Più di trenta opere esposte in questa singolare esposizione collettiva, che vede riuniti i rappresentanti di quest’arte così unica e preziosa, l'arte delle illustrazioni per favole.

Le favole possono vantare in Italia un grande numero di illustratori più o meno conosciuti, che grazie alla loro fantasia e al loro stile accompagnano i bambini nelle prime letture e nei primi giochi di sviluppo dell’ immaginazione.

Obiettivo di questa esposizione è mostrare i vari aspetti e le varie forme che quest’arte assume: dalle illustrazioni più classiche e adatte ai bambini più piccoli, fino alle illustrazioni di “favole dark”, per bambini più grandi o, se vogliamo, direttamente per un pubblico adulto, sempre più affascinato dal mondo dei racconti d’infanzia con aspetti oscuri e inquietanti – riferimento assoluto, le illustrazioni e le trasposizioni cinematografiche di Tim Burton.

Il nome dell’esposizione intende descrivere queste due possibili formalizzazioni illustrative, prendendo spunto, visto il periodo dell’esposizione, dalla tradizionale domanda che i bambini anglosassoni pongono bussando di porta in porta nella serata di Halloween: “Trick or Treat?”, ovvero, “Dolcetto o scherzetto?”, sintetizzando appunto questa opposta duplicità.

Le opere pittoriche sono affiancate, inoltre, da alcune creazioni stilisticamente affini alle illustrazioni favolistiche. Bambole, piccoli esseri fantastici, creature magiche, oggetti realizzati artigianalmente e spesso utilizzando materiali di riciclo.



GLI ARTISTI
21grams-onceweredolls
www.myspace.com/onceweredolls
Delia Ciccarelli
www.robert-frederick.co.uk/delia_ciccarelli.html
Laura Cultrera
www.lauracultrera.com
Giorgia Di Giorgio
www.myspace.com/giorgiadigiorgio
Gianluca Folì
http://www.gianlucafoli.com/
Alessandra Fusi
http://alessandrafusi.carbonmade.com/
Claudia Gabbarini
www.myspace.com/claudiagabbarini
Rita Petruccioli
Simone Rea
http://www.corto-on-line.blogspot.com/
http://www.simonerea.blogspot.com/
Simona Sanfilippo
http://www.tissi.altervista.org/
ScarletGothica
www.myspace.com/scarletgothica_art
Flavia Sorrentino
http://www.flaviasorrentino.com/

lunedì 15 settembre 2008

Ricerca artisti/illustratori per favole

Riceviamo e postiamo dalla D-Mood questo comunicato stampa relativo ad un'interessante iniziativa rivolta a tutti gli illustratori/illustratrici. Il sito GoodMorning sarà tra i promotori del progetto e in concomitanza del suo inizio aprirà una sezione apposita per l'evento. Seguiteci numerosi e aderite!

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OGGETTO: Ricerca e selezione artisti-illustratori per favole e toy creators per esposizione collettiva
LOCATION: Zenzero Wine bar, Roma
QUANDO: 24 Ottobre – 7 Novembre 2008 (da confermare)


Ricerchiamo e selezioniamo artisti-illustratori per favole e toy creators con stile affine per progetto espositivo su Roma, tra Ottobre e Novembre 2008.
Il progetto nasce dalla volontà di unire in uno spazio espositivo i giovani rappresentanti, di ambito romano e non, di quest'arte così unica e preziosa, l'arte delle illustrazioni per favole.
Obiettivo di questa esposizione è mostrare i vari aspetti e le varie forme che quest’arte assume: dalle illustrazioni più classiche e adatte ai bambini più piccoli, fino alle illustrazioni di “favole dark”, per bambini più grandi o, se vogliamo, direttamente per un pubblico adulto – si faccia riferimento, per quest’ultimo stile, alle illustrazioni e alle trasposizioni cinematografiche di Tim Burton.
Location dell’evento è lo Zenzero Wine bar, situato in zona Parioli.

Gli artisti e i toy creators interessati sono pregati di inviare per mezzo di posta elettronica massimo 4 opere sul tema delle favole (stile “classico”, stile “dark”, o miste), ciascuna di dimensioni non superiori a 1Mb. Inoltre per ogni opera dovranno essere specificate le dimensioni reali (espresse in centimetri) e, per le opere pittoriche, anche il tipo di supporto (tela, legno…). La mail dovrà contenere inoltre gli eventuali riferimenti su Internet relativi all’artista (sito internet, myspace…) e una breve biografia artistica.

Il materiale dovrà essere inviato entro il 19 Ottobre 2008 all’indirizzo info@d-mood.com, a cui rivolgersi anche per eventuali informazioni.

martedì 13 maggio 2008

Le fatine dell'arcobaleno in edicola!


La brava Elena Mirulla (sua è la strip sul nostro sito) ci ha segnalato l'uscita di un mensile dove cura tutta quanta la caratterizzazione grafica dei personaggi! Leggete la presentazione qui di seguito e correte a comprarlo!


Un meraviglioso viaggio in un mondo fatato!
Le fatine dell’arcobaleno” è il mensile per bambine,ricco di fantasia e creatività, che ha per protagoniste 7 simpatiche, divertenti, originalissime fatine che vestono i colori dell’arcobaleno.
Ogni mese le piccole fate saranno pronte a raccontare, dar consigli, svelare segreti e incantesimi, e soprattutto a mostrare il lato “magico” che si annida in ogni cosa.
52 pagine dense di colori e allegria, rubriche, giochi, curiosità, arricchite ad ogni uscita da una fiaba e un fumetto inediti che narrano le incredibili avventure delle 7 protagoniste.
Inoltre, in allegato ad ogni de “Le fatine dell’arcobaleno”, un fantastico e sempre diverso regalo “fatato”!


L'illustrazione è di Elena Mirulla e tutti i diritti sono della casa editrice Sofimel Spa .

domenica 4 maggio 2008

Intervista a Barbara Mancini

Vi postiamo l'intervista che è stata fatta dalla giornalista di Brescia Valeria Gasperi ad una nuova illustratrice entrata nel team di GoodMorning, Barbara Mancini, in occasione dell'uscita del suo libro Aida (autrice dell'opera, per quanto riguarda la parte scritta, è Monica E. Lapenta), per Paramica Editore (sarà nelle librerie a partire dall'8 maggio). Buona lettura!

Ci vuol tanta vita per dar vita a tante storie

Ho scoperto che sono reali… chi l’avrebbe mai detto? Quando il nostro sguardo si posa sulle immagini che realizzano in men che non si dica ci ritroviamo a sognare. Li immaginiamo aerei, incorporei, lievi come nuvole che si accendono di magici colori solo per dilettare la nostra fantasia. Invece, che sorpresa!
Li ho incontrati e vi assicuro che potreste toccarli; se gli fate il solletico la loro risata esplode … né più né meno come la vostra. Ed è stata quella cascatella di trilli argentini a darmi il coraggio di porre alcune domande, in nome della mia curiosità ma anche in nome della vostra. Ed eccoli, uno dopo l’altro, i nostri maghi del segno e del colore si raccontano.

A tu per tu con i nostri illustratori: Barbara Mancini

Confucio ha detto: "Trova l'attività che ti piace e non dovrai mai lavorare". Che ne dici, è vero?
“Assolutamente sì! L’amore per la nostra attività travalica il concetto stesso di “lavoro”… penso, tanto per esempio, ai tempi (gli artisti possono lavorare anche 14 ore di fila senza avvertire fatica) o al compenso (spesso lavoriamo per beneficenza o per il solo gusto di dedicarci appieno alla professione amata). Essere impegnati da liberi professionisti in un’attività che appaga significa, quasi automaticamente, cancellare il senso di fatica mentre cresce il desiderio di dare il meglio che abbiamo in ogni creazione”.

Potresti dire che le professioni artistiche si scelgono per vocazione?
“Vocazione? Non saprei, ti ci trovi fin da piccolo con le matite in mano. Se poi hai la fortuna di crescere in una famiglia di pittori, le matite te le porti anche al ristorante per schizzare sul tovagliolo di carta mentre mangi… e per me è andata proprio così. Certo, poi ho studiato tanto e sempre e sto studiando ancora oggi perché l’illustrazione corre veloce, velocissima ed è necessario aggiornarsi costantemente”.

Illustrare testi presuppone di conoscerli e di comprenderli: come funzionano queste dinamiche nel tuo caso?
“Nel caso di testi storici o di opere riadattate di autori classici, considero necessario leggere il testo come documentarsi sull’autore e sulla situazione storica che ha vissuto. Per illustrare l’Aida ho prima di tutto letta il “libretto” dell’opera, poi l’ho riguardata in DVD (l’avevo già vista all’Arena di Verona) ma ho voluto anche approfondire leggendo alcuni libri sull’Antico Egitto. Anche se nell’illustrare magari non si utilizzano tutte le informazioni, sono fondamentali per porsi in sintonia con testo e autore. Senza dire che si aprono al mio sguardo nuovi mondi, fatti di colori di abiti particolari e di ambientazioni ogni volta diverse ed è, vi assicuro, un vero divertimento… mai un lavoro”.

Dal cassetto dei ricordi: maestri amati e importanti; episodi formativi sul tuo percorso.
“I Maestri amati sono tanti ma su tutti due: Giuseppe Novello, padre della satira di costume in Italia e straordinario disegnatore, e Maddalena Sisto, disegnatrice umoristica di moda scomparsa qualche anno fa. Importanti per la mia formazione sono stati gli incontri con diversi artisti, ognuno dei quali ha saputo trasmettermi qualcosa di diverso, arricchendo di sfaccettature il mio spontaneo amore per questo mestiere. Solo due, però, mi hanno “messo le ali”: il grande Dusan Kallay, mio docente in un corso di incisione calcografica per l’editoria e Carll Cneut, un illustratore belga talmente innovativo da chiedere ai suoi allievi di disegnare bendati, convinto immagini e le figure siano già nella nostra testa e gli occhi non siano poi così necessari. Un’esagerazione da grande artista… non troppo lontana, devo dire, dal vero”.

Ci racconteresti un'esperienza di lavoro significativa?
“Un giorno, una stilista mi chiese di produrre degli schizzi dei suoi abiti, già realizzati, per affiancarli alla fotografia dell’abito su un album fotografico di presentazione. Ebbene, io li ho fatti divertendomi tantissimo con tempere, pastelli, acquarelli. Non avevo mai disegnato abiti e alla fine i miei schizzi erano completamente diversi dall’abito originale. Risultato? Sono talmente piaciuti i miei disegni che la stilista ha modificato i vestiti: sembra incredibile, no? Da quel momento ho capito di aver qualche cosa da dire, da raccontare”.

Come illustratore, qual è l'incarico dei tuoi sogni?
“Molti dei sogni da realizzare, da sempre inseguiti con grande determinazione, li sto realizzando. Mi è sempre piaciuto crederci fino in fondo. Quanto ai sogni notturni… quelli ogni tanto mi ispirano. Forse i miei disegni più belli sono quelli fatti di notte, dopo averli sognati con una precisione di dettagli da confondersi con la realtà della veglia. Essere illustratore è anche poter continuare a sognare, non trovi?”.

Non c'è il più piccolo dubbio che la funzione dell'immagine quale canale di apprendimento sia enormemente cresciuta negli ultimi anni. Quale valore attribusici all'apporto personale, del singolo artista, in un mondo che visivamente parla una lingua contaminata, mista, complessa?
“Spero solo che la grande fortuna delle immagini, di cui mi rallegro visto che le amo e ci lavoro, non abbia tolto nulla alla lettura di un buon libro o ad una serata a teatro. Penso che sia compito dell’artista adeguarsi costantemente ai nuovi linguaggi dell’immagine perché solo in questo modo il suo contributo all’arte sarà universalmente recepito. Pur seguendo molto i miei insegnanti di cui condivido impostazione, stile e tecniche mi piace al tempo stesso osservare il lavoro dei giovani illustratori emergenti, perché c’è tanto da imparare dalla loro semplicità e espressiva e dal loro coraggio nella sperimentazione. L’illustrazione corre veloce e si sposta incontrollata, per nostra fortuna, fra tutti i paesi del mondo”.

Le arti visive, come la musica, camminano molto avanti alla sociologia quando teorizza l'integrazione. Che ruolo giocano i libri, in tutto questo? Lo sforzo di Paramica per la traduzione dei testi in più lingue è eloquente, ma personalmente ti pare un a tendenza da sposare?
“L’Arte non ha lingua, colore di pelle o confini geografici. È una ricaduta dell’universalità della Bellezza. Da questo punto di vista, Paramica ha intuito decisamente per tempo l’esigenza di raggiungere proprio a tutti”.


Intervista di Valeria Gasperi (si ringrazia Paramica Edizioni per bambini per la gentile concessione alla pubblicazione).
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L'immagine è di Barbara Mancini e tutti i diritti sono riservati. Quest'illustrazione, insieme ad altre, è presente nella gallery del sito.

sabato 22 marzo 2008

Auguri di buona Pasqua!

Con l'approssimarsi della Pasqua, tutto lo staff di GoodMorning! vi manda i suoi migliori auguri. Di seguito vi postiamo l'origine dell'usanza legata a questa festività di scambiarsi uova al cioccolato o decorate.

" L'uovo rappresenta la Pasqua nel mondo intero: c'è quello dipinto, intagliato, di cioccolato, di terracotta e di carta pesta. Ma mentre le uova di cartone o di cioccolato sono di origine recente, quelle vere, colorate o dorate hanno un'origine radicata nel lontano passato.
Le uova, infatti, forse per la loro forma e sostanza molto particolare, hanno sempre rivestito un ruolo unico, quello del simbolo della vita in sé, ma anche del mistero, quasi della sacralità. Già al tempo del paganesimo in alcune credenze, il Cielo e la Terra erano ritenuti due metà dello stesso uovo, e le uova erano il simbolo del ritorno della vita.
Gli uccelli infatti si preparavano il nido e lo utilizzavano per le uova: a quel punto tutti sapevano che l'inverno ed il freddo erano ormai passati.
I Greci, i Cinesi ed i Persiani se li scambiavano come dono per le feste Primaverili, così come nell'antico Egitto le uova decorate erano scambiate all'equinozio di primavera, data di inizio del "nuovo anno", quando ancora l'anno si basava sulle le stagioni.
L'uovo era visto come simbolo di fertilità e quasi magia, a causa dell'allora inspiegabile nascita di un essere vivente da un oggetto così particolare.
Le uova venivano pertanto considerate oggetti dai poteri speciali, ed erano interrate sotto le fondamenta degli edifici per tenere lontano il male, portate in grembo dalle donne in stato interessante per scoprire il sesso del nascituro e le spose vi passavano sopra prima di entrare nella loro nuova casa.
Le uova, associate alla primavera per secoli, con l'avvento del Cristianesimo divennero simbolo della rinascita non della natura ma dell'uomo stesso, della resurrezione del Cristo: come un pulcino esce dell'uovo, oggetto a prima vista inerte, Cristo uscì vivo dalla sua tomba.
Nella simbologia, le uova colorate con colori brillanti rappresentano i colori della primavera e la luce del sole. Quelle colorate di rosso scuro sono invece simbolo del sangue del Cristo.
"

Fonte:

Foto di yvestown
Licenza Creative Commons

lunedì 17 marzo 2008

Billie Holiday


In uno dei brani dei Vintage, Visioni Diurne, ricorre spesso l’uso dei termini strani frutti. Tale ridondanza viene spiegata così:
Strani frutti si lega alla storia di una nota cantante degli anni ’30, Billie Holiday che in una sua canzone “Strange Fruit” parlava dei bambini impiccati ai rami degli alberi dai componenti del Ku kus Klan “.
Curiose di saperne di più su tale artista, abbiamo ricercato qualche stralcio interessante della sua biografia. Ve lo postiamo qui di seguito.

- Il suo vero nome era Eleonora Fagan Gough (Fagan era il cognome della madre), ma scelse il nome d'arte Billie Holiday perché il padre, riferendosi scherzosamente ai suoi atteggiamenti da maschiaccio, la chiamava Billy, e come omaggio all'attrice Billie Dove, di cui era una grande ammiratrice. Billie nacque a Philadelphia da genitori poco più che adolescenti. La sua fu un'infanzia travagliata, trascorsa a Baltimora, presso la casa della cugina della madre, alla quale era stata affidata mentre quest’ultima lavorava come domestica a New York. Billie ricorda che guadagnava qualche spicciolo lavando le soglie delle case del quartiere: non si faceva pagare solo dalla tenutaria del bordello, poiché in cambio le lasciava ascoltare i dischi di Louis Armstrong sul fonografo del salotto. Ancora bambina raggiunse la madre, e cominciò a procurarsi da vivere prostituendosi in un bordello ad Harlem, il che le procurò ben presto una condanna a quattro mesi di carcere. Quando fu rilasciata, per evitare di tornare a prostituirsi, cercò una scrittura come ballerina in un locale notturno: Billie non sapeva ballare, ma venne assunta immediatamente quando la fecero cantare e, ad appena 15 anni iniziò la sua carriera nei nightclub di Harlem. In questo periodo le colleghe iniziarono a chiamarla "Lady" (la signora) perché si rifiutava di raccogliere le mance ai tavoli prendendo la banconote tra le cosce come le altre. Nel 1933, diciottenne, venne scoperta dal produttore John Hammond, che le organizzò alcune sedute in sala d'incisione con Benny Goodman. Successivamente lavorò con leggende del jazz come Count Basie, Artie Shaw e Lester Young, al quale fu legata da un intenso rapporto d'amicizia e per il quale coniò il soprannome "Prez", "il presidente".
Billie Holiday, con l'aiuto e il supporto di Artie Shaw, fu tra i primi cantanti neri ad esibirsi assieme a musicisti bianchi, superando le barriere di razza e colore. Tuttavia, nei locali dove cantava doveva comunque utilizzare l'ingresso riservato ai neri, e rimanere chiusa in camerino fino all'entrata in scena. Una volta sul palcoscenico, si trasformava in Lady Day: portava sempre una gardenia bianca tra i capelli, che divenne il suo segno distintivo. Il suo coinvolgimento emotivo e la sua voce unica riuscivano a rendere speciali anche le canzoni più semplici.
Nel 1947 apparve nel film-musical New Orleans accanto a Louis Armstrong. Nel 1954 andò in tournée in Europa, e nel 1956 scrisse un'autobiografia, Lady sings the Blues ("La signora canta il blues"). Morì tre anni dopo, ad appena pochi mesi di distanza dal suo vecchio amico Lester Young, al cui funerale non poté cantare.
La carriera e la vita di Billie Holiday furono segnate dalla dipendenza dall'alcool e dalla droga, da relazioni burrascose e da problemi finanziari. Anche la sua voce ne risentì, e nelle sue ultime registrazioni l'impeto giovanile lasciò il posto al rimpianto. La morte la portò via molto presto, ad appena 44 anni, per le complicanze di un'epatite.
Il suo impatto sugli altri artisti fu comunque notevole in ogni fase della sua carriera. Anche dopo la morte continuò ad influenzare altre cantanti come Janis Joplin e Nina Simone. Diana Ross interpretò la sua parte nel film La signora del blues, tratto dalla sua autobiografia. Alla fine degli anni ottanta, gli U2 le dedicarono la struggente Angel of Harlem: «Lady Day got diamond eyes, she sees the truth behind the lies» ("Lady Day ha occhi di diamante, vede la verità dietro le bugie").
Tra le canzoni più famose del repertorio di Billie Holiday ricordiamo "God Bless the Child" (da lei composta), "Lover Man", "I Loves You Porgy" e "The Man I Love" di George Gershwin, "Billie's Blues", "Fine and mellow", "Strange Fruit". Quest'ultima canzone fu negli anni quaranta l'inno della protesta per i diritti civili:


(EN)
« Southern trees bear a strange fruit
Blood on the leaves and blood at the rootBlack body swinging in the Southern breeze
Strange fruit hanging from the poplar trees... »
(IT)
« Gli alberi del sud hanno un frutto strano,
sangue sulle foglie e nelle radici,un corpo nero penzola nella brezza del sud,
un frutto strano che pende dai pioppi... »
(Strange Fruit) -

Fonte:
Se volete ascoltarla:
Foto Elys